
Caro Steve,
siamo stati bene tu e io, per tanti anni.
Mi hai regalato emozioni intense, mi hai catturato con la tua fantasia un po' perversa, mi hai conquistato con il tuo stile inimitabile e imitatissimo.
Abbiamo viaggiato assieme su voli low-cost, su carrozze di seconda classe senza riscaldamento, siamo rimasti soli su una panchina verniciata di bianco sporco ai docks di Londra, su una poltrona di finta pelle nelle sale d'aspetto, sul sedile di plastica pressofusa della metropolitana per Ostia -Stella Polare (agosto 1992).
Per me hai creato automobili con una coscienza vendicativa, scrittori rapiti da fan psicopatiche, ragazzine sperdute nel bosco, cimiteri stregati di animali, donne ammanettate al letto col marito schiattato d'infarto in una baita isolata, astronavi sepolte da millenni in grado di mutare la popolazione di un intero paesino e tanti altri meravigliosi orrori appena fuori la porta di casa mia.
Ma forse avrei dovuto aspettarmi che non sarebbe potuto durare per sempre.
Tutte le belle storie a un certo punto si guastano e finiscono, giusto? Almeno così dicono.
Quello che mi davi non mi sembrava più così meraviglioso.
Ti ho sentito raccontarmi delle cazzate stratosferiche.
Ti ho sorpreso a raccontarmi sempre la sempre storia, cambiando solo qualche dettaglio qua e là.
Ti ho visto percorrere con apparente sicurezza una strada, per poi perderti come se qualcuno ti avesse spento tutti i fari e tutti i lampioni e persino le stelle a farti da guida.
Mi è parso di sentire quel terribile suono che assomiglia al fondo di un barile che viene raschiato.
E, lo ammetto, non ce l'ho fatta più. E mi sono allontanato da te.
Continuando ad osservarti da lontano (lo so, non si fa, ma a starti vicino soffrivo troppo, e non ho mai smesso di sperare che tutto potesse tornare come una volta).
E ora, qualcuno, anzi, più di qualcuno, mi dice che sì, è proprio così.
Che sei tornato il vecchio Steve.
In gran spolvero e con una storia nuova di zecca.

E, no, tranquillo, non credo a chi dice che per The Dome ti sei ispirato al film dei Simpsons. Hai reso pubblico il tuo vecchio testo battuto a macchina di The Cannibals, mai pubblicato e rimasto in un cassetto per trent'anni e hai convinto anche i più maligni.
Con me, voglio che tu lo sappia, non ce n'era bisogno.
E prova ne è che, proprio oggi, dopo tanto tempo, ti ho comprato di nuovo.
Anzi, ho fatto di più: ti ho scelto come mio compagno per queste mie vacanze 2010. Sei grosso, ingombrante e pesante come sempre, ti avrei volentieri ficcato nell'iPad ma, ricordi dove vivo?, nel mio Paese di comprare le tue storie per la mattonella Apple non se ne parla e non se ne parlerà ancora per chissà quanto – ma va bene anche così.
Non mi tirare il pacco, Steve.
È la tua ultima chance.
Ho appena aperto la prima pagina del primo capitolo, ma l'ho richiusa subito.
Ci sarà tempo. Decollo tra due settimane.
Regalami nuovi sogni. O nuovi incubi... che, nel tuo caso, è la stessa cosa.