venerdì 19 novembre 2010

Ecco, non sei più quello di una volta.

Sapete cos'è una cotta letteraria?
È quando vi innamorate di un certo autore, del suo modo di raccontare le storie, delle sue tematiche, è quando percepite il cuore che ci mette nello scriverle, e il divertimento che lo pervade nel farlo.
È quando finite un suo libro e pensate "e adesso?", e cercate di rientrare nell'universo parallelo dal quale siete appena usciti con l'ultimo capitolo andando a cercarvi gli altri suoi scritti, cercando magari di centellinarli ma finendo inevitabilmente di bruciare anche quel carburante nel giro di poche settimane.
A me è successo anni fa con Stephen King, più di recente con Nicolò Ammaniti e Nick Hornby e, ultimo in ordine di tempo, con Gianluca Morozzi.
Quando lessi per la prima volta L'Era del Porco, stava iniziando l'estate del 2005 (una bella estate, per il sottoscritto) e ne rimasi conquistato.
Scritto da dio, fresco, divertente, intelligente, arguto ma mai fasullo.
Se non avete mai letto nulla di suo, cominciate da questo.
Feci una veloce ricerca a ritroso nella sua produzione, e recuperai, praticamente tutti assieme, Luglio, agosto, settembre nero, Despero, Dieci cose che ho fatto ma non posso credere di aver fatto, però le ho fatte.Classe 1971 e bolognese DOC, Gianluca Morozzi ha anche scritto un mucchio di racconti e un paio di graphic novel disegnate da Michele Petrucci, una delle quali, Factor Y (ne parlai QUI), è arrivata faticosamente al terzo volume giusto quest'estate.
Riuscì addirittura a parlarmi per un volume intero e semi-documentaristico sul Bologna (Le avventure di zio Savoldi) senza annoiarmi minimamente... per essere piaciuto a me, che di calcio me ne frega meno di zero, vuol dire che Morozzi lo ha scritto proprio bene.
Poi è arrivato (2007) L'Abisso, ben costruito e sostenuto da un ottimo ritmo, ma, come dire?, con un pelo di cuore in meno, ma io ero ormai un lettore affezionato e un romanzo più freddino ero disposto a perdonarglielo.
Aspettai altri due lunghi anni senza più niente di suo di cui cibarmi, e quando uscì Colui che gli Dei vogliono distruggere avevo delle aspettative altissime... cosa che causò – probabilmente – la mia delusione, o almeno in gran parte, perché se da un lato il romanzo recuperava luoghi e personaggi (almeno alcuni) che facevano parte del suo personalissimo universo letterario, dall'altra metteva in piedi una storia che fin troppo concedeva al fantastico e strizzava di continuo l'occhio al mondo dei fumetti, proponendo al lettore 333 pagine di una storiella un po' pasticciata, non stupida ma autocompiaciuta ed eccessivamente citazionista.
Ma, si sa: quando si è innamorati, si è portati a credere (e a voler credere) che è solo un momento, un passo falso, che tutto tornerà come prima e meglio di prima, e che il nostro ricomincerà a scrivere romanzi di razza.
E così ho atteso ancora, fino a questo suo ultimo Cicatrici... col quale la cotta per Gianluca Morozzi mi è definitivamente passata.
Non che sia un brutto libro, ma, a differenza delle sue prime cose (e soprattutto di quelle di mezzo, L'Era del Porco in primis), manca la freschezza, la spinta e il carburante naturale che impedivano di andarsene a letto se non si era riusciti almeno a finire il capitolo.
Quindi, cosa troviamo in Cicatrici?
Una prosa che, scremata dai conosciuti toni "leggeri" del Morozzi risulta impoverita nello stile, una narrazione ordinaria, colpi di scena prevedibili e un po' forzati, personaggi che non si fanno ne' amare ne' odiare e, oltretutto, una sottotrama a base di reincarnazioni e predestinazioni che ricerca nel fin troppo sfruttato stratagemma narrativo del sogno la sua chiave.
In questo romanzo, il Moroz annacqua il suo stile autoriale in un genere (il noir) che è probabilmente più richiesto dal mercato ma non sembra quello a lui più congeniale, perde i suoi personaggi più riusciti e la sua visione ironica delle cose, scende a compromessi con un certo tipo di letteratura e finisce con lo scontentare i lettori vecchi e quelli nuovi.
Insomma, facciamola breve che mi sono dilungato già troppo: non è un cattivo romanzo, anzi, ma sembra non riesca mai a prendere la sua direzione e si intravede fin troppo una struttura accuratamente pianificata a tavolino, forse suggestiva negli intenti ma artificiosa nella realizzazione.
Riuscito a metà.

Foto in apertura di Berto.

8 commenti:

claudia ha detto...

oh come ti capisco! e' la dura legge della natura umana...
mi e' successa la stessa cosa con niccolo' ammanniti e john irving.
del 1°, dopo aver preso in mano "come dio comanda" e averlo mollato piu' o meno alla 20° pagina, l'ho lasciato li' nel limbo delle delusioni e per il momento ho paura a leggere anche il nuovo uscito.
del 2°, dopo aver adorato i primi 5 e odiato i seguenti 5, sono tornata con l'amore di prima alle ultime produzioni, finalmente di nuovo all'altezza della sua fama.
quindi, vedi, l'amore viene e va.

Maura ha detto...

Sì, l'amore viene e va.
Mi è successo con Stefano Benni, di cuia dorai "Comici spaventati guerrieri", "La Compagnia dei Celestini" e infine "Spiriti".
Già "Saltatempo" mi suonò parecchio più debole... smisi a metà "Achille Pié Veloce", nel frattempo di hanno regalato "Pane e tempesta", ma è qualche tempo che è là in attesa di essere letto.
Una volta, l'avrei finito in due serate.

barbara ha detto...

Anch'io penso che Ammaniti sia in fase "calante".
O, almeno, è già da un pò che si ripete nei temi, riproponendo anche nel suo ultimo "Io e te" (che cmq non mi sono fatta mancare) una vicenda imperniata su dei bambini.
Universo che, per carità, Ammaniti ha dimostrato di saper trattare con garbo e stile, ma speravo di leggere qualcosa di diverso.

Alex McNab ha detto...

Credo che sia il mercato (e le esigenze del medesimo) a distruggere alcuni bravi autori. Di libri come di canzoni. E pure i registi.
Ti impongono di produrre alla svelta e di stare al passo coi trend che vanno per la maggiore (guai a cercare di crearne uno, eh! Non sia mai).
Il risultato? Un decadimento abbastanza triste.

Ariano Geta ha detto...

In effetti é sempre una grossa delusione quando scopri che uno scrittore / cantante / regista che ti piace ha completamente fallito il suo ultimo lavoro.
Una cosa simile mi é successa coi registi David Fincher e Night Shimalayan.

Simone ha detto...

Io mi sa che mi sono esaurito a metà dell'incipit del primo libro, allora! ^^

Simone

Fra ha detto...

Io ho avuto un'immensa cotta letteraria per Stephen King (che adesso mi è un po' passata), so cosa vuol dire pensare "e adesso?"... che bello leggere e innamorarsi dei libri!

MacMomo ha detto...

Magari il libro è quello venuto fuori da questo esperimento?
Alla fine dell'articolo infatti dice:
"Se un giorno leggerete un mio romanzo vagamente noir – dal titolo ancora indefinito – con una protagonista di nome Angela detta Angie, studentessa leccese, sappiate che l’ho scritto così. In quaranta ore, sotto l’effetto del Ritalin".