Questo succede anche da noi, ma in Giappone il fenomeno è elevato all'ennesima potenza.Si verifica nella metropolitana.
Vi mettete in fila ordinatamente con i giapponesi in valigetta e iPod alle orecchie. Arriva il treno, le porte si aprono, entrate, vi sedete, le porte si richiudono, il vagone riparte con un piccolo scossone e in quel momento, quasi avessero attivato un interruttore nascosto, i vostri compagni di viaggio cadono addormentati... quasi fossero vittime di una sorta di narcolessia da viaggio ferroviario che colpisce senza fare distinzioni tra sesso, età o ceto sociale.
Se non fosse per la presenza del passeggero di tipo 2, di cui vi parlerò in uno dei prossimi post, uno si potrebbe anche sentire finito all'improvviso in un film dell'orrore alla The Ring o alla Ju-On, ritrovandosi l'unico sveglio in un vagone di silenziosi dormienti illuminati al neon.
Li ho osservati.
Dormono senza muovere un muscolo, col capo reclinato sul petto, con gli auricolari bianchi nelle orecchie, con la borsa in grembo e con la ventiquattr'ore tra le gambe. Tra una fermata e l’altra, tra Asakusa e Shimbashi anche venticinque minuti. Altrimenti gli otto minuti certificati sul tabellone (e rispettati) tra Ogikubo e Shin-Nakano.
Dolcemente e senza sogni, come in Sonno Profondo della Yoshimoto.
Poi, obbedendo a non so quale meccanismo d'allerta interno, al momento debito ognuno esce dalla sua catalessi personale qualche secondo prima di arrivare alla sua fermata.
Si alzano, con lo sguardo da robot fisso davanti a loro, raccattano borse e sacchetti di carta e infilano la porta.
Impressionanti.
















































