venerdì 5 giugno 2009

[Recensione] Iron Man: Extremis

È in edicola da un paio di giorni, in una bella edizione curata da Bisi e Mattioli per la Gazzetta dello Sport, la graphic novel Iron Man: Extremis.
Fossi in voi, non perderei troppo tempo a leggere questa mia recensione, e mi affretterei a comprarlo prima che vada esaurito.
Non ci giro troppo intorno: ho trovato straordinario questo Extremis.
Extremis è scritta da Warren Ellis, che si è fatto notare dal sottoscritto (e da qualche altro milione di lettori) per l’anticonvenzionale rilettura in chiave iperrealista dei Vendicatori, mirabilmente illustrata da Brian Hitch.
L’idea alla base è incredibilmente geniale e attuale: l’Extremis che dà il titolo al volume è una miscela bioelettronica, sviluppata da una multinazonale farmaceutica, inserita in qualche miliardo di nanotubi e sospesa in un vettore fluido. È studiata per penetrare nei centri riparatori del corpo, cioè la parte del cervello che contiene una completa rappresentazione del corpo umano. Quando ci si ferisce, l’uomo si affida a quest’area del cervello per poter guarire... ebbene, quello che fa Extremis è riscrivere il centro riparatore.
Il che provoca, nella prima fase, che il corpo viene visto dal cervello come un enorme ferita aperta, da curare e guarire per tornare all’immagine desiderata. La normale conformazione umana viene sosituita dalla conformazione di Extremis: sostanzialmente, viene detto al cervello che il corpo è sbagliato. Per i due o tre giorni succcessivi, il soggetto resta privo di coscienza dentro un bozzolo cicatriziale, mentre Extremis costruisce nuovi organi, nuove strutture, tutto quello che può servire.
Modificando il siero e sottoponendosi ad esso, Tony Stark si riplasma come essere umano potenziato: in poche parole, rende la sua armatura parte integrante del suo corpo. La possibilità di “vedere” attraverso la rete satellitare e comunicare attraverso quella informatica completano il suo processo di trasformazione nel primo, vero cyborg tanto vagheggiato dalla letteratura cyberpunk.

Quella che ad un primo approccio sembra essere una storia piuttosto banale, consente in realtà una riflessione sull’essere umano Tony Stark più che sul supereroe Iron Man; riflessione che Ellis porta avanti in un modo provocatorio e intrigante.
Stark viene descritto come un personaggio ambiguo e confuso, cinico ed allo stesso tempo tormentato, completamente dedicato al perfezionamento dell’armatura con la quale crede di poter trovare (forse inconsciamente) motivo di redenzione per i patti a cui è dovuto scendere con l’apparato militare finanziatore delle sue ricerche.
Duplicità che investe anche la trama che alterna situazioni ed eventi ai limiti del credibile con momenti di approfondimento e di analisi del tessuto sociale contemporaneo di grande spessore.
Un esempio tra tutti: il colloquio tra Tony, Maya Hansen, brillante medico creatrice del siero Extremis e Sal Kennedy, eccentrico scienziato con tendenze hippy.
Proprio al personaggio di Sal vengono affidati una disamina lucida e spietata della società americana... che cela probabilmente il pensiero dell’autore: “Lavorate entrambi per i militari. Per l’industria, per il governo. Non riuscite a capire che sono la stessa cosa... è una verità incontestabile. Non potete occuparvi di scienza senza finire nelle loro grinfie. La verità essenziale – e cioè che ora l’America è governata da un conglomerato post-politico di multinazionali – è dura da digerire. È più facile pensare che la strada per la libertà richieda di starsene in piedi su una gamba sola per un’ora”.

Da questo come da altri punti della sceneggiatura appare, una volta di più, un Warren Ellis cinico e disincantato, profondo conoscitore della postmodernità, interessato probabilmente più all’analisi e all’espressione di alcuni concetti che alla classica narrazione supereroistica.
Extremis oltre alla storia si avvale del disegno fenomenale di Adi Granov, un illustratore e un designer nato a Sarajevo e trasferitosi negli Stati Uniti.
Le sue tavole sono più dei quadri che dei disegni, definiti in modo quasi maniacale e comunque ritoccati digitalmente.
Il talento di Granov è straordinario. Ha collaborato alla realizzazione dell’armatura di Iron Man, finalmente arrivata ad una maturità stilistica (un perfetto compendio tra alta tecnologia e design retrò), per il film di Jon Favreau uscito l'anno scorso. Il suo sito ufficiale sembra non funzionare, ma alla pagina che ho linkato potete ammirare il suo talento in altre copertine di altre serie Marvel.
Che ne dite... li tirate fuori questi dieci euro?

7 commenti:

Christian ha detto...

L'ho letto ed è STUPENDO!! BELLISSIMO
Non ho mai letto iron man,ma ho letto questo numero e ne sono diventato un appassionato. Lo consiglio a chiunque voglia incominciare a leggere iron man davvero bello...
pero ho due domande perche ho comprato la ristanpa
1-ma questi fatti avvengono prima di civil war??
2-secondo me è una specie di "l'altro evolvi o muori"di spiderman, tu che ne dici??

Leonida ha detto...

Immaginavo che Extremis ti sarebbe piaciuta... Sembra proprio una storia che avresti potuto scrivere tu! E del Demone nella bottiglia, che mi dici? Anche questa storia ha grandi estimatori e qualche detrattore... tu tra quali ti poni?

CyberLuke ha detto...

@Christian: 1) Sì.
2) Il parallelo con Evolve or die in effetti è possibile: la grossa differenza è che mentre Peter Parker subisce la mutazione, Anthony Stark compie una scelta estrema in modo completamente autonomo.
@Leonida: Il Demone nella bottiglia è una storia solida, ma penalizzata, IMHO, da un disegno scadente. Sfortunatamente (?) non riesco a disgiungere le due cose.

Roberta la Dolce ha detto...

In genere non leggo fumetti di questo tipo (supereroi, cioè...), ma hai fatto un'introduzione talmente interessante che proverò a leggerlo. :-)

Alex McNab ha detto...

Visto che adoro da sempre Iron Man, ti posso solo ringraziare per la segnalazione (me l'ero perso, lo ammetto) e provvedo all'acquisto in serata.
Il buon Stark è sempre stato uno dei supereroi più "umani", con tanto di difetti che controbilanciano i pregi.
Molto sottovalutato, a mio parere.

dandia ha detto...

Queste genere non rientra nelle mie solite letture, ma le tavole che hai postato mi hanno lasciato senza parole. Credo che dovrò fare un giro dal solito edicolante. In fondo non è mai troppo tardi, giusto?

Simone ha detto...

Extremis è forse uno dei punti più alti per la definizione grafica del personaggio.

Il design dell'armatura è talmente realistico (pur essendo anche "classico" per Testa di Ferro) che non mi stupirei se domani in tv presentassero un esoscheletro simile per i soldati USA...

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