domenica 26 marzo 2017

Luca Morandi design, la nuova corporate image.


Ogni tot anni (non fatelo  troppo spesso, o passerete per schizofrenici), la vostra immagine aziendale va svecchiata/rinnovata/aggiornata.
Da poco,  ho rimesso mano al design della mia corporate image, e  vi posto qui  i risultati.
Adesso è tutto riproducibile a un solo colore, o un colore più il nero,  è tutto vettoriale e quindi con peso zero,  e ha un aspetto  austero quanto basta per resistere alle mode per un po'.
Ne riparliamo tra un quattro o cinque anni.








sabato 25 marzo 2017

Meno di due mesi ad Alien: Covenant.


Ma c'è davvero qualcuno che non sta facendo il countdown per Alien: Covenant?
Io mi stampo questo poster come santino e me lo metto nel portafogli.

giovedì 23 marzo 2017

Una ragazza bugiarda (copertina)


Giusto qualche giorno fa vi parlavo di come edizioni diverse dello stesso libro  ricevono  spesso copertine diverse a seconda del mercato a cui sono destinati, o, anche, se  si guadagnano una ristampa  in una nuova collana o in un nuovo formato.
A volte, quando si tratta di dare alle stampe un'opera tradotta, la casa editrice non possiede i diritti di riproduzione della copertina originale,  e così ne commissiona  all'artista di turno una  completamente nuova,  spesso molto simile... ma diversa.
Me lo avete visto fare QUI.
Quello  di cui vi parlo oggi è un caso leggermente diverso: la commissione di una  copertina quanto più possibile simile a un dato modello, ma... destinata ad un'altra opera.


Questo che vedete in alto è The Gift, un thriller psicologico  della scrittrice inglese Louise Jensen.
È il modello a cui  mi è stato chiesto di fare riferimento per  realizzare un'illustrazione digitale partendo da zero, e  quelli che vedete qui sotto sono alcuni degli step intermedi della mia lavorazione in  Photoshop:

Alla fine,  con qualche minima modifica,  la mia copertina viene approvata e  utilizzata  per  una nuova opera editoriale, ed esce (giusto in questi giorni) nei negozi nella versione che vedete in apertura.
E, se state pensando che  si tratti  di un'operazione  scorretta, sappiate che, in editoria, accade molto più spesso di quanto  possiate immaginare: complice la crisi del settore,  gli editori si ritrovano ad adottare soluzioni rapide ed economiche per contenere i costi. Metteteci che non esiste un archivio universale delle copertine, e che l’artista – o l'agenzia – che detengono i diritti di utilizzo di un’immagine possono vendere la stessa a diversi editori, ed ecco che i doppioni si moltiplicano  sugli scaffali, anche se difficilmente andranno a coesistere nello stesso momento, considerato il periodo di turnover sempre più breve (ormai ampiamente inferiore ai sei mesi).
E, sì, sono d'accordo con voi: non è un mondo perfetto.
Welcome to the real world.

domenica 19 marzo 2017

Quattro capolavori della grafica rivisti e corretti dal Cliente.

Se siete dei creativi, designer o comunque progettisti di qualche tipo, almeno una volta sarete rimasti interdetti, inorriditi o indignati di fronte le osservazioni che i vostri clienti hanno fatto al vostro lavoro, suggerendovi o, in taluni casi, imponendovi delle correzioni che non stavano né in cielo né in terra... dettate, è vero, spesso dall'ignoranza in materia, ma, com'è che diceva quel tizio?, non sempre l'ignoranza è una scusa valida.
Partendo dall'idea apparsa su QUESTO tweet del designer Jarie Julien, i ragazzi del sito Grapheine hanno immaginato il feedback del cliente su tre celebri manifesti e un logo altrettanto famoso. Sono in circolazione già da un po', ma il vostro Cyberluke Blog è il primo a tradurli per voi.
Ridete con la giusta dose di amarezza.

Tournée du Chat noir è un manifesto dal pittore svizzero Théophile-Alexandre Steinlen, che lo dipinse nel 1896 per promuovere il cabaret parigino Le Chat Noir, creato da Rodolphe Salis a Montmartre.
Il poster è un capolavoro di pesi, colori e misure, e la sua raffinata tipografia disegnata a mano ne fa un classico inossidabile al tempo. Divertitevi a fare clic sull'immagine e a leggere tutti gli scellerati appunti che, probabilmente, oggi riceverebbe.

Questo poster disegnato nel 1967 da Milton Glaser (che, se il nome vi dice poco, si è inventato robetta come QUESTA) venne incluso come bonus in un CD di un best of di Bob Dylan. 
Potete facilmente trovarlo riprodotto in tutti i manuali di grafica o in qualunque testo che si rispetti sul design dell'ultimo secolo.
L'obiezione Bob Dylan non è di colore è assieme esilarante e agghiacciante.

Saul Bass (1920-1996) è un designer americano famoso per il suo lavoro nel mondo del cinema. Anziché schiaffare sui poster i soliti volti dei protgaonisti, Bass sceglieva di catturare e rappresentare l'essenza del film in uno stile grafico minimalista.
Il poster che disegnò per Anatomia di un omicidio, un film del 1959 diretto da Otto Preminger conservato tutt'oggi nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso, è un capolavoro di sintesi grafica.
Gli appunti che gli sono stati immaginati dai ragazzi di Grapheine sono semplicemente da brivido freddo lungo la schiena.

Il logo del Louvre potrà sembrarvi banale e persino semplicistico, ma porta la firma del Grapus, uno dei collettivi artistici più importanti del secolo scorso, e si adatta magnificamente, con la sua grafia austera ed elegante, a uno dei luoghi di arte e di cultura più famosi del mondo.
Gli appunti ai progetti più semplici, spesso, sono anche i più terrificanti.


mercoledì 15 marzo 2017

Logan: the Wolverine [recensione]

Le recensioni lunghe non legge più nessuno, occupati come stano tutti a scriverne di proprie.
E, come avrete notato, ne trovate sempre meno sul blog.
Oggi vi linko le mie (brevissime) impressioni su Logan: the Wolverine. Le trovate QUI.
E, se i social vi stanno mangiando la vita e non avete il tempo neanche di cliccarci sopra, ve le riassumo in tre parole: andate a vederlo.

martedì 28 febbraio 2017

Ghost in the Shell, due nuovi poster.

Ghost in the Shell, al netto di tutte le perplessità che nutro e che – immagino – conserverò finché non avrò modo di guardarlo, è una delle pellicole che aspetto con più impazienza in questo 2017, che (basterebbero il sequel di Blade Runner e quello di Prometheus) si annuncia generosissimo per gli amanti del genere.
Giusto oggi, tanto per stuzzicare un appetito che non ha bisogno di essere stuzzicato, sono usciti due nuovi poster.
Inutile dirvi qual è il mio preferito.

venerdì 17 febbraio 2017

[recensione] Inuyashiki - l'ultimo eroe

Di Inuyashiki, prima di un mesetto da quando scrivo queste righe, non sapevo nulla.
Le ragioni per cui sono tornato a comprare un manga, genere a me poco familiare (le mie sole esperienze si riducono a Homunculus, Ghost in The Shell, 20th Century Boys e qualche altro volume isolato, tipo lo splendido Gourmet di Taniguchi e Qusumi) sono le seguenti:

• ho ormai smesso di comprare roba Marvel (le ragioni le trovate QUI), Prometeo s'è ormai concluso (pure un po' frettolosamente), Empowered è fermo al numero sei da due lunghi anni e a me, da un po', finiscono con l'avanzare in saccoccia un po' di euri che tradizionalmente destinavo ai fumetti ma che ora faccio fatica a spendere per mancanza di roba che mi interessi ancora.

• La grafica di copertina mi è piaciuta da subito, e per qualche motivo si staccava dalle altre sullo scaffale della fumetteria.

 Sfogliandolo, il volume mi dava una sensazione che mi rimandava a ricordi piacevoli. Ci ho messo qualche minuto a capire che la ragione derivava dal fatto l'autore, Hiroya Oku, era lo stesso di Gantz, manga a cui mi ero accostato qualche anno fa e avevo abbandonato dopo una manciata di numeri, anche se alcuni aspetti del suo lavoro mi avevano parecchio colpito.

Dopo averlo letto un paio di volte, ho capito che nessuna di queste ragioni era importante e che l'unica cosa che contava davvero era l'assoluta bontà del prodotto.
Inuyashiki è un manga seinen, per molti versi piuttosto classico (due uomini, un ragazzo e un anziano, acquistano poteri sovrumani e decidono di farne due usi diametralmente opposti), raccontato con una freddezza glaciale alternata a una poesia quasi commovente; un soggetto sviluppato — come è tipico per Oku — come se avesse tutto il tempo del mondo, quindi con una decompressione degli eventi che mi mettono sempre un po' di ansia (devo leggermi 37 volumi per sapere come andrà a finire come per Gantz?), una galleria di personaggi che sembrano presi di peso dalle strade e dalle case del Giappone odierno (con l'indice chiaramente puntato su alcuni, precisi, aspetti sociali del suo paese del tutto attuali) e delle tavole che spaventano tanto sono precise e dettagliate (esattamente come in Gantz e prima ancora, in Zero One, Oku fa ampio uso di software 3D per realizzare alcuni dei fondali... ma questo, ve lo assicuro, non toglie assolutamente nulla alla potenza visiva delle vignette).

Ogni numero di Inuyashiki si fa leggere in velocità, tanto è ben scandito e visivamente coinvolgente.
E poi rileggere da capo, perché i dettagli sono veramente un mucchio (e meritano) e dopotutto c'è da far passare altri due mesi prima del prossimo numero.
Un fumetto straordinario, che mi sento di consigliarvi.
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